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FISIOTERAPIA

La fisioterapia è composta dall’insieme di terapie fisiche, tecniche manuali, protocolli riabilitativi pre-post operatori atti a recuperare la funzione ed il benessere fisico del paziente.

Si occupa di un sintomo o di una sindrome attraverso terapie fisiche quali ultrasuono terapia, laser terapia, magneto terapia, elettro terapia e tecar terapia; le tecniche preponderanti, però, sono quelle manuali quali la chinesiterapia ( mobilizzazione articolare), la massoterapia (massaggio terapeutico), la trazione manuale delle articolazioni ( ad es. spalla, anca o tratto cervicale detta comunemente “pompage” ), ed i protocolli di ginnastica medica riabilitativa come, ad es., la riabilitazione funzionale o ginnastica posturale.

Il fisioterapista, che in Italia possiede un diploma di laurea universitario triennale, interviene fondamentalmente in presenza di problematiche di carattere muscolare, articolare, medico sportive, riabilitative, neurologiche, post traumatiche e post chirurgiche.

Questa figura professionale collabora con il medico fisiatra e l’ortopedico in strutture pubbliche o private in regime di convenzione o di libera professione; può gestire e dirigere un centro di fisioterapia privato anche con l’utilizzo di macchinari elettromedicali purchè il paziente sia in possesso di una prescrizione medica.

  • Lombalgia

    Che cos’è il mal di schiena?
    Secondo la definizione utilizzata nella pratica clinica dei medici e degli altri operatori sanitari, per lombalgia si intende un dolore avvertito posteriormente fra il margine inferiore dell’arcata costale e le pieghe glutee inferiori,dolore che può essere solo locale o anche irradiato nella regione posteriore della coscia fino a sopra il ginocchio. Esso può accompagnarsi a difficoltà nello svolgere le normali attività della vita quotidiana. Quando ha una durata inferiore alle quattro settimane, viene definito lombalgia acuta.

    Si parla invece di lombalgia subacuta quando i sintomi descritti si protraggono per più di un mese ma per meno di 3 mesi. La lombosciatalgia è rappresentata invece da un dolore avvertito nella gamba e irradiato anche al di sotto del ginocchio. Tale sintomatologia è generalmente legata all’interessamento di una radice nervosa, e il dolore all’arto può essere presente anche in assenza di dolore lombare.

    Se i sintomi si protraggono oltre 3 mesi si parla di lombalgia o di lombosciatalgia cronica; si definisce ricorrente quando gli episodi acuti si ripresentano dopo un periodo di benessere.

    Più della metà delle persone che hanno avuto un episodio di lombalgia acuta avrà una recidiva entro pochi anni e l’approccio a un nuovo episodio doloroso in un paziente con problemi ricorrenti al rachide lombare è simile a quello di un episodio acuto.

    Il dolore lombare e la riduzione del movimento della schiena sono i “segnali” clinici (i cosiddetti  sintomi) più diffusi e disturbanti.

    In un certo numero di casi il soggetto può avvertire un dolore acuto (alcune volte acutissimo), che compare improvvisamente in pieno benessere, dopo uno sforzo fisico o una posizione scorretta mantenuta a lungo. Immediatamente dopo si evidenzia una contrazione involontaria della muscolatura della schiena che “blocca” il soggetto in una posizione obbligata, di solito con il tronco piegato in avanti o lateralmente. Tale quadro quadro clinico viene definito nel linguaggio comune colpo della strega. Chi lo ha provato lo teme per l’invalidità e l’intensità del dolore che ne derivano.

    In altri casi i sintomi si manifestano gradualmente, talvolta senza raggiungere una grande intensità, ma disturbando quasi quotidianamente il soggetto, specie al risveglio mattutino e durante i movimenti del tronco(per esempio quando ci si lava, si spostano oggetti, si guida l’auto...)

  • Tunnel carpale

    Il tunnel carpale è un canale localizzato al polso formato dalle ossa carpali sulle quali è teso il legamento traverso del carpo, un nastro fibroso che costituisce il tetto del tunnel stesso, inserendosi, da un lato, sulle ossa scafoide e trapezio e dall'altro sul piriforme ed uncinato (ossa del carpo della mano).In questo "tunnel" passano strutture nervose (nervo mediano), vascolari e tendinee (tendini muscoli flessori delle dita).

    QUALI SONO LE CAUSE DELLA STC ?
    La patogenesi occupazionale sembra essere la causa più frequente per lo sviluppo della Sindrome del Tunnel Carpale. E' stato dimostrato che prolungati e/o ripetitivi movimenti di flesso-estensione del polso provocano un aumento della pressione all'interno del tunnel carpale e che il ripetuto allungamento dei nervi e dei tendini che scorrono dentro il tunnel possono dar luogo ad una infiammazione che riduce le dimensioni del tunnel determinando la compressione del nervo mediano.

    QUALI SONO I SINTOMI ?
    Nelle fasi iniziali della patologia la Sindrome del Tunnel Carpale (stc) si manifesta con formicolii, sensazione di intorpidimento o gonfiore alla mano, prevalenti alle prime tre dita della mano e in parte al quarto dito soprattutto al mattino e/o durante la notte; successivamente compare dolore irradiatesi anche all'avambraccio, sintomi definiti "irritativi". Se la patologia si aggrava compaiono perdita di sensibilità alle dita, perdita di forza della mano, atrofia dell'eminenza thenar; sintomi "deficitari". La diagnosi viene posta sulla base della storia clinica e soprattutto con l'ausilio di un esame denominato Elettromiografia (EMG) che valuta l'attività dei muscoli e dei nervi in modo da essere certi che la sintomatologia sia dovuta. I trattamenti previsti sono il cambiamento di una gestualità lavorativa particolare, con l'uso di uno splint, Come terapia medica FANS Se la sintomatologia non migliora e l’EMG documenta compromissione neurologica persistente il trattamento chirurgico risulta necessario e ha lo scopo di creare più spazio nel Tunnel carpale riducendo così la compressione sul nervo

  • Dorsalgia

    Per dorsalgia si intende un dolore localizzato al tratto dorsale (compreso tra le vertebre D1 e D12). Essa può originare dalle strutture muscolo-scheletriche (vertebre, costole, faccette articolari, muscoli, tendini, ecc.) o rappresentare il manifestarsi di patologie degli organi interni (polmoni, cuore, colicisti, fegato, ecc.)

    Le patologie che possono generare dolore a partenza dalle strutture muscolo-scheletriche sono:

    • Alterazioni posturali sul piano sagittale (ipercifosi dorsale con compenso cervicale e lombare) con sovraccarico funzionale delle faccette articolari e delle strutture muscolo-tendinee
    • Osteoporosi grave con cedimenti vertebrali o fratture del corpo vertebrale
    • Artrosi


    Infezioni ossee (es. morbo di Pott o spondilite tubercolare)
    Malattie reumatologiche (es. spondilite anchilosante)
    TRATTAMENTO
    Nel caso delle patologie a partenza diretta dall’apparato muscolo-scheletrico, a secondo della sua natura, potranno utilizzarsi:

    • Farmaci antalgici
    • Farmaci antinfiammatori (cortisonici e FANS)
    • Farmaci miorilassanti
    • Terapie con mezzi fisici (elettroterapia, laserterapia, ultrasuono,
    • Magnetoterapia,
    • Tecarterapia, ecc.
    • Ginnastica posturale
    • Massoterapia
    • Manipolazioni
  • Tendinopatie

    Il tendine è l’elemento più sensibile nell’articolazione e proprio per questo motivo è soggetto a numerose patologie. La classificazione può essere fatta in base alle strutture interessate oppure in base alla sede d’insorgenza (per es. patologia della cuffia dei rotatori della spalla, tendinopatia achillea, ecc.). Esistono quindi vari tipi di tendinotopie:

    LE CAUSE
    Le lesioni tendinee possono essere il risultato di microtraumi ripetuti, dovuti a sforzi eccessivi, o di esercizi non abituali, soprattutto se eseguiti in modo non corretto. I tendini possono sopportare carichi elevatissimi, ma hanno una bassa elasticità perciò lo stiramento non può oltrepassare il 4-5% della lunghezza. Infatti una tensione acuta che provoca un allungamento maggiore o uguale all’8-10%, può determinare la lacerazione del tendine.

    TERAPIE
    In genere, per guarire dalle tendiniti è sufficiente un adeguato periodo di riposo, ma se il dolore impedisce le normali attività, perdura più di due settimane o si accompagna a gonfiore e arrossamento persistenti, è opportuno consultare il medico per una diagnosi e una terapia adeguata. Se la tendinite non viene curata può portare a formazione di aderenze fibrose cicatriziali sulla guaina tendinea, rendendo in tal modo più problematica l’estensione del tendine fino a compromettere il movimento dell’articolazione. Il trattamento delle patologie tendinee si basa essenzialmente sulla classificazione diagnostica della patologia. In tutte le tendinopatie di stadio I-III, il trattamento è di tipo conservativo, mentre in quelle di stadio IV, cioè in presenza di rottura, parziale o totale, del tendine viene praticato il trattamento chirurgico, quando possibile, per via artroscopica o “a cielo aperto”.

  • Coxalgia

    La coxalgia (dolore all'anca ) è causata nella maggior parte dei casi dalla degenerazione artosica dell'articolazione coxofemorale ; la perdita della capacità di assorbimento dei carichi della cartilagine malata porta ad una irreversibile riduzione della levigatezza della testa del femore e dell'acetabolo con conseguente deformazione progressiva delle componenti articolari tipica delle fasi tardive della malattia. Il paziente si presenta con dolore tipicamente all'inguine che si irradia fino al ginocchio, assume un atteggiameneto con arto inferiore affetto tendenzialmente addotto e lievemenete extraruotato , zoppia antalgica e una limitazione funzionale avvertita dal paziente con diversi gradi di disconfort nella normali attività quotidiane come ad esempio allacciarsi le scarpe, entrare ed uscire dalla macchina o dalla vasca da bagno ecc.


    TRATTAMENTO E CURA
    Il trattamento varia a seconda della dalla lesione. La diagnosi può essere effettuata con l'aiuto di una risonanza magnetica o di una radiografia, successivamente si decide la terapia da intraprendere.

  • Epicondilite

    La presenza di un dolore acuto ed intenso nella regione esterna del gomito prende il nome di epicondilite, in quanto deriva dall’infiammazione di un tendine alla sua inserzione ossea sull’epicondilo omerale. Su tale sporgenza ossea sono numerosi i tendini dei muscoli (detti per l’appunto epicondiloidei) che prendono inserzione, ma solo uno di questi va incontro a tale forma patologia. Il tendine coinvolto appartiene al muscolo estensore radiale breve del carpo.
    Infatti, comunemente questa patologia si definisce anche gomito del tennista intendendo sicuramente più la sollecitazione continua che il tennis impone su questo muscolo che la particolare frequenza di questa malattia nei tennisti.
    Nella pratica clinica è infatti assai più frequente ritrovarla in persone che svolgono altre attività sia lavorative che sportive, o anche in chi non svolge occupazioni particolarmente pesanti. Deve essere ricordato, infatti, che il muscolo interessato viene sollecitato per qualsiasi movimento del polso e della mano, anche il più semplice e ripetitivo, come scrivere, digitare su una tastiera, girare una chiave, guidare. Oltre all'epicondilo altri distretti possono presentare queste affezioni: il gomito mediale (si parla in questo caso di epitrocleite o gomito del golfista).
    Sebbene l'esame obbiettivo sia, come detto, sufficiente nel porre la diagnosi di epicondilite, generalmente il medico richiede una radiografia allo scopo di evidenziare l'eventuale presenza di calcificazioni a livello dell'epicondilo e per escludere alterazioni di tipo scheletrico a carico della testa radiale.
    Innanzitutto è essenziale che qualunque trattamento conservativo sia associato a riposo assoluto del muscolo interessato Nella fase acuta si ricorre generalmente ai FANS . Si associa utilmente la crioterapia (borsa di ghiaccio + acqua da applicare 2 – 3 volte al dì per 20 minuti). Utile la mesoterapia associando FANS, farmaci miorilassanti ed anestetici come la lidocaina). Nella fase subacuta si ricorre a un approccio di tipo fisioterapico utilizzando terapie di tipo fisico quali tecarterapia laserterapia, ionoforesi, e, nei casi in cui sono presenti calcificazioni (stadio IV), si potranno utilizzare con le onde d'urto.
    L'intervento chirurgico, che può essere eseguito per via percutanea, artroscopica o incisionale.

  • Brachialgia

    La brachialgia è un dolore che si irradia all'arto superiore; può associarsi a disturbi della sensibilità, (ipoestesia, parestesie); si può accompagnare anche a dolore al collo (cervicalgia), ed in questo caso si parla di cervicobrachialgia. Il dolore può interessare parte o tutto l'arto superiore, ed è dovuto all'irritazione o compressione di una radice nervosa del plesso brachiale a livello della colonna cervicale.
    Più colpite sono le donne dopo i quarant'anni. La compressione o irritazione della radice nervosa può essere dovuta alla presenza di escrescenze oseee caratteristiche dell'artrosi, o ad un'ernia discale, o alla cosiddetta "sindrome dello scaleno" caratterizzata dalla compressione di un fascio vascolo-nervoso, da parte del muscolo scaleno anteriore, posto alla base del collo.
    La brachialgia si manifesta con un dolore lungo il braccio che può essere intenso o lieve, persistente o comparire solo in seguito ad alcuni movimenti. Il dolore tende solitamente a peggiorare nella notte e in posizione distesa.

    A seconda della sede della compressione, si ha un differente quadro clinico. Quando è interessata la radice nervosa C5, la sintomatologia prevale sulla faccia anteriore della spalla. Nel caso della radice nervosa C6, il dolore e i disturbi della sensibiltà si distribuiscono alla faccia antero-laterale della spalla, del braccio e dell'avambraccio, fino a raggiungere il pollice. Se è interessata la radice C7, i sintomi sono presenti sulla faccia postero-laterale di braccio e avambraccio ed interessano il 2° e 3° dito. Infine, nel caso della radice C8, i disturbi si irradiano nella parte interna di braccio, avambraccio e polso, con distribuzione al 4° e 5° dito. Se non viene trattata, la brachialgia può evolvere verso un progressivo indebolimento dei muscoli del braccio, fino ad una vera e propria paresi.

    Fondamentale, ai fini del risultato della terapia, è una corretta diagnosi. Per far questo, lo specialista (fisiatra, ortopedico, reumatologo, neurologo), si avvarrà della TC (tomografia computerizzata), RM (risonanza magnetica), EMG (elettromiogragfia), RX, ma soprattutto di un attento esame clinico. Molto importante la fisioterapia, basata sulla chinesiterapia, tecarterapia, ultrasuoni, laserterapia, cauta massoterapia decontratturante e caute trazioni cervicali, pompages.


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