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Epicondilite

La presenza di un dolore acuto ed intenso nella regione esterna del gomito prende il nome di epicondilite, in quanto deriva dall’infiammazione di un tendine alla sua inserzione ossea sull’epicondilo omerale. Su tale sporgenza ossea sono numerosi i tendini dei muscoli (detti per l’appunto epicondiloidei) che prendono inserzione, ma solo uno di questi va incontro a tale forma patologia. Il tendine coinvolto appartiene al muscolo estensore radiale breve del carpo.
Infatti, comunemente questa patologia si definisce anche gomito del tennista intendendo sicuramente più la sollecitazione continua che il tennis impone su questo muscolo che la particolare frequenza di questa malattia nei tennisti.
Nella pratica clinica è infatti assai più frequente ritrovarla in persone che svolgono altre attività sia lavorative che sportive, o anche in chi non svolge occupazioni particolarmente pesanti. Deve essere ricordato, infatti, che il muscolo interessato viene sollecitato per qualsiasi movimento del polso e della mano, anche il più semplice e ripetitivo, come scrivere, digitare su una tastiera, girare una chiave, guidare. Oltre all'epicondilo altri distretti possono presentare queste affezioni: il gomito mediale (si parla in questo caso di epitrocleite o gomito del golfista).
Sebbene l'esame obbiettivo sia, come detto, sufficiente nel porre la diagnosi di epicondilite, generalmente il medico richiede una radiografia allo scopo di evidenziare l'eventuale presenza di calcificazioni a livello dell'epicondilo e per escludere alterazioni di tipo scheletrico a carico della testa radiale.
Innanzitutto è essenziale che qualunque trattamento conservativo sia associato a riposo assoluto del muscolo interessato Nella fase acuta si ricorre generalmente ai FANS . Si associa utilmente la crioterapia (borsa di ghiaccio + acqua da applicare 2 – 3 volte al dì per 20 minuti). Utile la mesoterapia associando FANS, farmaci miorilassanti ed anestetici come la lidocaina). Nella fase subacuta si ricorre a un approccio di tipo fisioterapico utilizzando terapie di tipo fisico quali tecarterapia laserterapia, ionoforesi, e, nei casi in cui sono presenti calcificazioni (stadio IV), si potranno utilizzare con le onde d'urto.
L'intervento chirurgico, che può essere eseguito per via percutanea, artroscopica o incisionale.



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